Sito dell'Associazione Culturale Tradizionalista "Sol Invictus" di San Benedetto del Tronto
giovedì 1 luglio 2010
IL BENESSERE DELL’INDIFFERENZA
Attorno a noi udiamo insistentemente termini quali progresso, sviluppo, benessere, materializzati nella vita di tutti i giorni oramai, grazie alle nostre enormi potenzialità. Basta volgere solo per un istante lo sguardo indietro per ricordare le condizioni disumane in cui si viveva e si lavorava, per rendersi conto dei grandiosi passi avanti mossi nella società. Purtroppo però, proprio questo brillante stato di benessere in cui ci troviamo, invece di spingere l’uomo all’azione, a uno sviluppo completo e plurilaterale delle sue capacità e risorse, appiattisce e svilisce l’essenza stessa del nostro animo. Circondati da frivolezze, bassezze morali, beceri piaceri, programmi vuoti, falsi bisogni e appagamenti illusori, siamo stati indeboliti da questa progredita società. Le grandi rivoluzioni della storia (orchestrate ai vertici dalle solite lobbies) sono state possibili smuovendo le masse, povere ed affamate, nel malcontento e nel disagio socio-economico più generale, risvegliando nelle loro coscienze nobili aspirazioni, desideri e speranze in un futuro migliore, non solo in senso economico, ma soprattutto morale e sociale. Oggi però viviamo in una smagliante democrazia, simbolo di uguaglianza, fraternità e libertà, in cui vige una presunta emancipazione di parola, un rifiuto per la pena di morte, la tortura e pratiche aberranti e primitive. Si fa protettrice dei meno forti e degli sfruttati, salutista ed ecologista, continuando però parallelamente a imbottirci di schifezze ed emissioni tossiche, a deturpare magnifici paesaggi naturali, ad opprimere e colpire proprio i deboli, censurando e incriminando i pochi che osano distaccarsi dallo stampo con cui forgia i cittadini. Nuove tecnologie, fonti inesauribili di radiazioni, enormi ipermercati per incentivare un consumismo frenetico di alimenti geneticamente modificati, allevamenti in serie di bestiame, che vive in attesa della morte in pochi metri senza mai assaporare la purezza dell’aria fresca, e così andando avanti, sembrano essere i benefici di tanto progresso. Oggidì inoltre, ognuno mira unicamente ad accaparrarsi quella fetta di benessere materiale proclamato dalla società, conquistandola e difendendola egoisticamente sopra ogni cosa, poiché in fondo a noi basta avere la tv da sessanta pollici, la wii per fare yoga e magari tutti i nostri amici di facebook sul cellulare, per assaporare il vero benessere ed esprimere in pieno la nostra essenza. Gli uomini del passato, economicamente nullatenenti, precari, erano ricchi di sani valori, principi e grandi ideali per i quali si esponevano e morivano. Gli uomini del nuovo millennio, possessori di tutto anche dell’effimero, non osano rischiare, non vogliono superare questo livello individualistico per abbracciare una visione più ampia, sociale e cooperativa. Benessere artificiale, indifferenza, individualismo, asservimento, sono questi i mali soffocanti che dobbiamo contrastare, poiché paradossalmente la miseria socializza gli uomini, il benessere li separa.
sabato 12 giugno 2010
IMPRESA SOCIALE
Nei mesi scorsi si è discusso animatamente sulla possibile compartecipazione agli utili, e conseguente cogestione dell’impresa, da parte dei lavoratori nei processi di produzione aziendale. La reazione degli industriali è stata facilmente prevedibile, con l’assoluta contrarietà mostrata dalla Marcegaglia, presidente di CONFINDUSTRIA, che ha lanciato la solita controproposta sull’adeguamento salariale dei lavoratori alleggerendo la pressione fiscale nei confronti dell’impresa. Nulla di nuovo quindi, i soliti aiuti di stato invocati dai capitalisti. Più curiosa ed emblematica invece è stata la reazione da parte sindacale, che si è scomposta e mostrata oltremodo scettica di fronte a questa possibilità. Le motivazioni sono state le più svariate: rischi troppo elevati per i lavoratori quelli di legarsi mani e piedi all’azienda per la quale lavorano; inadeguatezza da parte del mondo sindacale di nominare dei rappresentanti in grado di ricoprire ruoli dirigenziali all’interno delle imprese; aumento del dislivello sociale tra lavoratori di imprese più o meno virtuose (questa è veramente la più originale); la socializzazione e il corporativismo sono idee Fasciste e quindi sbagliate (ma va?!). La verità è solo e soltanto che in questo modo salterebbero le poltrone calde e comode, sulle quali oggi siedono molti finti difensori dei più deboli. I sindacati nazionali non avrebbero più ragioni di esistere e forse questa gente tornerebbe a lavorare, nel senso lato della parola. E’ vero che la socializzazione delle imprese inserita in un contesto politico, sociale e culturale, come quello moderno sarebbe forse deleteria per tutte le componenti chiamate in causa. Nella visione individualista demo-borghese e capitalistica, gli industriali, o titolari di impresa, e le maestranze lavorative, vorrebbero guadagnare sempre di più lavorando meno. Il soggetto principale, ovvero l’Azienda, viene meno se non c’è ricchezza da ridistribuire. Il profitto è il verbo imperante delle multinazionali che aprono e chiudono aziende come stessero giocando ad una partita di scacchi, gettando nella disperazione migliaia di poveri diavoli colpevoli solo di lavorare in un paese piuttosto che in un altro. Gli sforzi di Imprenditori e Lavoratori, oggi come oggi, non confluiscono più nell’Azienda e nel suo miglioramento e sostentamento, ma nell’arricchimento di avidi azionisti banchieri e faccendieri. Una volta però c’erano Imprenditori, non capitalisti, che hanno creato veri imperi dedicandosi in tutto e per tutto alle loro Aziende, definendo le persone con le quali lavoravano collaboratori, e non dipendenti, e con i quali a volte fondevano le proprie vite al punto di condividere gioie e dolori, sacrifici e rinunce. Il lavoro sfociava nella sua naturale dimensione che è quella del mezzo del quale ci si avvale per la sopravvivenza, l’Impresa era inquadrata in un’ottica Sociale perché prima di tutto c’era l’Orgoglio e la Passione, la Fedeltà e la Lealtà, a difesa della propria attività. Perché d’altronde non esisterebbero Imprenditori se non ci fossero Lavoratori, e viceversa, che in una sola parola noi ancora, romanticamente e ostinatamente, chiamiamo semplicemente Popolo!
lunedì 24 maggio 2010
SOTTO LIBERTà VIGILATA
“La Libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta”. Theodor W. Adorno, filosofo tedesco, spese tutte le energie della sua vita a combattere il capitalismo e la sua derivante visione consumistica. Capitalismo e, più in generale, il modello comunista, rappresentavano secondo il filosofo due facce dello stesso male, che appiattivano le relazioni sociali tra gli uomini in favore del benessere di tipo materiale. Ad onor del vero fu anche molto critico nei confronti del Nazionalsocialismo, soprattutto per quanto riguarda la sfaccettatura a proposito dell’antisemitismo, ma quello che ci interessa in questo caso è sottolineare come nella frase di apertura sia riassunta la Democrazia di oggi. Sotto qualsiasi punto di vista la mettiamo, qualsiasi argomento prendiamo in esempio, se spogliamo questa forma politica delle sue false ideologie, ci accorgiamo che la nostra vita è spesa nello scegliere tra due fattori fintamente contrapposti tra loro. Alle ultime regionali potevamo votare tra Pdl e PD, al di fuori del bipolarismo parlamentare invece possiamo scegliere tra Fascisti e antifascisti, tra comunisti e anticomunisti, tra terroni e polentoni, tra cattolici e protestanti e così via fino all’infinito. Se accendiamo la Tv possiamo scegliere se guardare Il Milionario o il Gioco dei pacchi, il Grande Fratello o L’Isola dei famosi, se guardare il TG1 o il TG5, se andare a lavorare per 40 anni senza nemmeno la certezza di una pensione oppure se fare i barboni. Lo stato demo-borghese si è nutrito fin dagli anni ’70, soprannominati anni di piombo, degli opposti estremismi per diffondere e rafforzare le sue radici, per stabilizzare il suo potere e costruire un castello culturale inattaccabile. Attraverso i suoi organi di propaganda spinge milioni di persone alla ricerca spasmodica del benessere economico, della stabilità materiale, altrimenti non v’è futuro. L’Uomo moderno è sotto costante controllo, con il fumo agli occhi cammina disorientato nella palude delle inutilità, come fosse sempre collegato con delle cuffie ad un enorme telequiz dove la risposta è sempre da scegliere tra la busta A e la busta B. E’ una Libertà vigilata questa, una vita sotto scorta da tette siliconate e contenuti che assumono forme diverse ma rimangono nella sostanza sempre gli stessi. Un italiano imbastardito da parole inglesizzate che danno quel tocco di moderno, perché tutto si vende adesso, tutto deve essere elaborato e presentato agli occhi di alieni allevati per nascere-produrre-consumare-morire. E’ tra quegli alieni però, tra quelle masse di cadaveri ambulanti, che si mimetizzano ancora Uomini e Donne apparentemente vestiti uguali a quelle che sono le direttive del Sistema, fingendo di adeguarsi con parole e gesti a quelli degli altri. Saranno questi ultimi a continuare la Rivoluzione contro il Mondo Moderno, ragionando con la propria testa, con il proprio cuore, opponendo il Sangue all’Oro, lo Spirito alla Materia, senza il bisogno di effettuare nessuna scelta, perché la Natura è Verità e la Verità è Tradizione!
domenica 16 maggio 2010
L'Associazione culturale Tradizionalista Sol Invictus ringrazia tutti i partecipanti giunti alla conferenza di ieri pomeriggio in quel di San Benedetto dove Rutilio Sermonti ha presentato il suo libro "Stato Organico". Ricevere 64 persone ad una delle nostre prime iniziative si è rivelata davvero una grande soddisfazione. A presto e alla prossima!
sabato 15 maggio 2010
giovedì 13 maggio 2010
OMAGGIO AL GUERRIERO D'EUROPA: LEON DEGRELLE
Si viene pervasi da un ingombrante senso di inadeguatezza nel "provare" a narrare le gesta del Mito di Leon Degrelle, ci si sente quasi non degni nel sillabare il suo altisonante nome. Perché questo in fondo è l'uomo che, assieme a pochi altri, ha realmente amato le sorti della Sacra terra D'Europa e di tutti i suoi popoli. I suoi scritti trasudano di un inestinguibile ardore, misto a pathos difficilmente eguagliabile che riesce ad esaltare anche gli animi più assopiti. Un politico che fece del Senso del Sacrificio per il prossimo il suo sacro valore imprescindibile: fervente oppositore del "partito dei parlamentari" intraprese una sensibilizzazione della Democrazia del Capo contro la Democrazia del Branco, conquistando così quasi il 60% dei consensi solo nella classe operaia. Smascherando gli squallidi interessi che muovevano i beceri politicanti, si fece massimo esponente delle spettacolo della politica muovendo l'interesse di schiere di giovani belgi che lo seguirono volontariamente sul fronte dell'Est, nell'ora in cui la Storia presentò l'occasione di ricoprirsi di allori ad imperitura memoria. E' proprio sul fronte russo che il giovane Degrelle scriverà le pagine più belle per la gioventù europea: parte con un pugno di volontari Valloni anch'egli al grado di soldato semplice e battaglia dopo battaglia (75 corpo a corpo vincenti) arriverà al grado di Generale di corpo d'armata, diventando il solo straniero decorato col Cavalierato della Croce di Ferro con foglie di quercia. Nelle sue azioni di guerra non si evince l'uomo votato alla becera violenza, bensì il sacrificio del corpo e dell'anima per un ideale assoluto, che può rappresentare le terre europee per Degrelle quanto le poleis greche per l'oplita spartano alle Termopili. «Tutti portiamo la nostra croce: occorre portarla con un sorriso d’orgoglio, perché si sappia che siamo più forti della sofferenza, e anche, perché coloro che ci feriscono comprendano che le loro frecce ci colpiscono inutilmente. Che importa soffrire, se vi è stata nella nostra vita qualche ora immortale? Quanto meno, si è vissuto!». E' qui che si racchiude forse al meglio lo spirito del condottiero Degrelle: un uomo avvezzo a dormire nel fango con la propria truppa; un uomo che, per salvare il cuore dell'Europa dalle orde bolsceviche, combatterà per 1000km in ritirata al fianco di seicentomila europei
di ogni nazione; un uomo che dall'esilio spagnolo continuerà a guidare spiritualmente generazioni di europei, votandoli all'amore per la propria patria e per la Tradizione. Un filosofo della politica che scelse di combattere contro la piovra comunista prima ed il liberismo liberticida americano poi. Certo, scelse un’alleanza sconfitta. La scelse in buona fede e pensando fosse l’unica possibile per emanciparsi dalla barbarie borghese e cialtrona, che governava stancamente il suo continente e la sua Patria. Non basterebbero 5 uscite di RS per essere almeno esaustivi sulla figura di Leon Degrelle. Vi vogliamo lasciare allora con un invito a voi giovani, nel cuore della vostra adolescenza, un invito dello stesso Generale che, prima di voi, ha colpito dritti al cuore noi figli delle Sacra terra d'Europa: "Solo coloro che hanno fede sfidano e rovesciano il destino! Credeteci! E lottate! Il mondo, lo si perde o lo si prende! Prendetelo!”
di ogni nazione; un uomo che dall'esilio spagnolo continuerà a guidare spiritualmente generazioni di europei, votandoli all'amore per la propria patria e per la Tradizione. Un filosofo della politica che scelse di combattere contro la piovra comunista prima ed il liberismo liberticida americano poi. Certo, scelse un’alleanza sconfitta. La scelse in buona fede e pensando fosse l’unica possibile per emanciparsi dalla barbarie borghese e cialtrona, che governava stancamente il suo continente e la sua Patria. Non basterebbero 5 uscite di RS per essere almeno esaustivi sulla figura di Leon Degrelle. Vi vogliamo lasciare allora con un invito a voi giovani, nel cuore della vostra adolescenza, un invito dello stesso Generale che, prima di voi, ha colpito dritti al cuore noi figli delle Sacra terra d'Europa: "Solo coloro che hanno fede sfidano e rovesciano il destino! Credeteci! E lottate! Il mondo, lo si perde o lo si prende! Prendetelo!”
mercoledì 14 aprile 2010
“IL FIGLIO NOBILITA LA DONNA”
Nell’era delle avventure e delle coppie aperte, delle separazioni e divorzi, dei tradimenti disinvolti e passioni fugaci, in cui il termine famiglia è stato violentato da convivenze “alternative”, perdendo il suo autentico significato e ogni valore, i ragazzi di oggi si ritrovano abbandonati in questo disorientamento quotidiano, senza trovare modelli adeguati.
In questa società frenetica avere un figlio è divenuto cosa da poco, che non richiede nessun impegno e serietà,un inciampo imprevisto, una banale disfunzione contraccettiva da risolvere sbrigativamente per non mettere a repentaglio il futuro delle giovani o la frivola libertà di padri incoscienti.
Tralasciando le ridondanti trattazioni sull’aborto, un altro aspetto deve essere criminalizzato: la ritirata del padre biologico lasciando ogni disagio economico, sociale ed emotivo alla povera disgraziata, accusata d’onta e poca virtù,senza assumersi in maniera categorica ogni diretta responsabilità, ma ricorrendo con leggerezza all’ignobile fuga.
Nella nobile sapienza popolare germanica è sostenuta la massima “Das kind adelt die Frau” ovvero “Il figlio nobilita la donna” sottolineando come una madre abbandonata a se stessa, non sia meritevole di vergogna o disonore, ma debba ricevere sostegno dalla comunità, screditando e sanzionando al contrario l’uomo, colpevole di tal vigliaccheria.
Nella Germania del ‘35 infatti è stato realizzato il progetto “Lebensborn”(Sorgente di vita), che comprendeva inizialmente cliniche di accoglienza, soccorso e tutela per giovani incinte di figli illegittimi di padre tedesco, alle quali veniva riservata la migliore assistenza per il parto.
Specializzate per la tutela delle partorienti non sposate, abbandonate e sole,era un ambiente libero da ogni pregiudizio, lontano dallo smog cittadino e da affaticamenti domestici.
Lo Stato donava un sussidio e un’ equipe di medici scelti che si occupava della salute e dello sviluppo psico-fisico del feto. Non si era inoltre obbligati a tenere il proprio bambino, se si preferiva ritornare alla quotidianità con un anonimato garantito.
Fu un valido tentativo per spingere le mamme a ricorrere a queste associazioni d’aiuto, invece che ad aborti clandestini, in difesa della vita. Infelice tuttavia fu, dopo la sconfitta, il destino di queste donne e dei loro figli: tormentati, picchiati, chiamati “figli della vergogna” e inviati in campi d’internamento, in orfanotrofi o in manicomi.
La nostra società si svela, dunque, bigotta e opportunista, escludendo rari e nobili momenti. Da un lato si mostra entusiasta per la venuta al mondo di una vita,dall’altro la recrimina se questa non avviene nei termini e modalità da essa stabilite.Da una parte si prodiga a difendere e tutelare l’infanzia, senza differenze di etnia;si mostra sconvolta di fronte a trattamenti crudeli,sempre pronta a schierarsi da parte della vita, dall’altra rifiuta e criminalizza innocenti con appellativi spietati e discriminanti;esalta la famiglia e i figli ma nel contempo pone l’aborto come una valida e legittima soluzione a ciò che trasforma in “problema”.
Poniamo fine a questa ipocrisia e riconosciamo i giusti valori e la vera felicità che ritroviamo nel nostro animo: Amore per la Vita, Amore per l’Uomo, Amore per la Tradizione.
In questa società frenetica avere un figlio è divenuto cosa da poco, che non richiede nessun impegno e serietà,un inciampo imprevisto, una banale disfunzione contraccettiva da risolvere sbrigativamente per non mettere a repentaglio il futuro delle giovani o la frivola libertà di padri incoscienti.
Tralasciando le ridondanti trattazioni sull’aborto, un altro aspetto deve essere criminalizzato: la ritirata del padre biologico lasciando ogni disagio economico, sociale ed emotivo alla povera disgraziata, accusata d’onta e poca virtù,senza assumersi in maniera categorica ogni diretta responsabilità, ma ricorrendo con leggerezza all’ignobile fuga.
Nella nobile sapienza popolare germanica è sostenuta la massima “Das kind adelt die Frau” ovvero “Il figlio nobilita la donna” sottolineando come una madre abbandonata a se stessa, non sia meritevole di vergogna o disonore, ma debba ricevere sostegno dalla comunità, screditando e sanzionando al contrario l’uomo, colpevole di tal vigliaccheria.
Nella Germania del ‘35 infatti è stato realizzato il progetto “Lebensborn”(Sorgente di vita), che comprendeva inizialmente cliniche di accoglienza, soccorso e tutela per giovani incinte di figli illegittimi di padre tedesco, alle quali veniva riservata la migliore assistenza per il parto.
Specializzate per la tutela delle partorienti non sposate, abbandonate e sole,era un ambiente libero da ogni pregiudizio, lontano dallo smog cittadino e da affaticamenti domestici.
Lo Stato donava un sussidio e un’ equipe di medici scelti che si occupava della salute e dello sviluppo psico-fisico del feto. Non si era inoltre obbligati a tenere il proprio bambino, se si preferiva ritornare alla quotidianità con un anonimato garantito.
Fu un valido tentativo per spingere le mamme a ricorrere a queste associazioni d’aiuto, invece che ad aborti clandestini, in difesa della vita. Infelice tuttavia fu, dopo la sconfitta, il destino di queste donne e dei loro figli: tormentati, picchiati, chiamati “figli della vergogna” e inviati in campi d’internamento, in orfanotrofi o in manicomi.
La nostra società si svela, dunque, bigotta e opportunista, escludendo rari e nobili momenti. Da un lato si mostra entusiasta per la venuta al mondo di una vita,dall’altro la recrimina se questa non avviene nei termini e modalità da essa stabilite.Da una parte si prodiga a difendere e tutelare l’infanzia, senza differenze di etnia;si mostra sconvolta di fronte a trattamenti crudeli,sempre pronta a schierarsi da parte della vita, dall’altra rifiuta e criminalizza innocenti con appellativi spietati e discriminanti;esalta la famiglia e i figli ma nel contempo pone l’aborto come una valida e legittima soluzione a ciò che trasforma in “problema”.
Poniamo fine a questa ipocrisia e riconosciamo i giusti valori e la vera felicità che ritroviamo nel nostro animo: Amore per la Vita, Amore per l’Uomo, Amore per la Tradizione.
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